La Russia torna alle urne da oggi (18 settembre), fino a domenica (20 settembre), per eleggere la nuova Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento. È il primo voto parlamentare nazionale dall’invasione su larga scala dell’Ucraina, ma ciò non è particolarmente rilevante ai fini del risultato. Il sistema anti-pluralista di Vladimir Putin determinerà una nuova vittoria schiacciante per Russia Unita, partito del presidente.
Il voto potrà comunque essere osservato come un indicatore del consenso interno al Cremlino e della capacità delle autorità di mantenere la mobilitazione politica in una fase sempre più lunga e costosa del conflitto. Reuters descrive la consultazione come un voto strettamente controllato, nel quale il Cremlino punta anche a leggere il livello di sostegno e di stanchezza della popolazione rispetto alla guerra.
La Duma conta 450 deputati, eletti con un sistema misto: 225 seggi sono assegnati attraverso liste di partito in un collegio federale unico, con soglia di sbarramento fissata al 5%, mentre gli altri 225 vengono attribuiti in collegi uninominali. In questi ultimi prevale il candidato che ottiene più voti. Gli elettori ricevono quindi due schede e possono votare separatamente per una lista e per un candidato nel proprio collegio.
Una delle novità della tornata è l’ampliamento del voto elettronico a distanza. Secondo la decisione della Commissione elettorale centrale, il sistema federale sarà utilizzato in 32 località. Mosca utilizzerà la propria piattaforma regionale.
Per la prima volta, inoltre, le elezioni parlamentari russe vengono organizzate anche nei territori ucraini che Mosca ha dichiarato unilateralmente annessi nel 2022: Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, oltre alla Crimea, annessa nel 2014. Kyiv e i Paesi occidentali non riconoscono queste annessioni e considerano illegittima l’organizzazione di consultazioni russe nei territori ucraini occupati.
L’opposizione fuori dalla scheda
Come accaduto nella scorsa tornata elettorale, datata 2021, a Russia del Futuro, partito fondato da Aleksej Navalny, anche quest’anno la formazione d’opposizione più problematica per la leadership di Putin è stata esclusa dalla scheda. Si tratta del partito liberale Yabloko, unica forza politica russa apertamente contraria alla prosecuzione della guerra in Ucraina.
La Corte Suprema ha annullato il 10 agosto la registrazione della lista, accogliendo un ricorso presentato dal partito nazionalista pro-governo Rodina. Tra le motivazioni figurano presunte violazioni della normativa sulla proprietà intellettuale, questioni relative ai finanziamenti e l’utilizzo di contenuti provenienti da piattaforme soggette a restrizioni in Russia. Yabloko ha contestato la decisione e ha successivamente presentato nuovi ricorsi, ma la sua lista è rimasta esclusa dal voto.
Alcuni esponenti di Yabloko hanno comunque cercato di partecipare nei collegi uninominali, dove è ammissibile la candidatura indipendente. Anche in questo caso, però, diverse candidature sono state revocate. Solo pochi giorni fa, il tribunale della regione di Mosca ha annullato la registrazione di Alexander Muravyev, contestando – tra le altre cose – uino slogan della sua campagna sulla libertà di internet.
Ad affiancare Russia Unita nella competizione, restano i quattro partiti della cosiddetta “opposizione di sistema”: Partito Comunista, Russia Giusta – Per la Verità, Partito Liberaldemocratico e Nuova Gente. Sono formazioni che possono criticare singole politiche governative, ma che non rappresentano una sfida diretta alla leadership di Putin e, soprattutto, non mettono in discussione l’impostazione del Cremlino sulla guerra.
Nel 2021 Russia Unita aveva ottenuto il 49,82% dei voti nella quota proporzionale e 324 seggi complessivi. Il Partito Comunista – con il 18,93% – ne aveva conquistati 57, Russia Giusta 27, il Partito Liberaldemocratico 21 e Nuova Gente 13.
La guerra oggetto della campagna
Il conflitto in Ucraina, che in Russia si continua ostinatamente a chiamare “operazione militare speciale”, è diventato anche uno strumento centrale della comunicazione elettorale. Putin ha presentato il voto come una prova di unità nazionale e come una risposta alle pressioni occidentali, e continua a descrivere la guerra come una questione esistenziale per la sicurezza della Russia.
Allo stesso tempo, circa 200 veterani della guerra in Ucraina sono candidati per un seggio alla Duma. Putin ha più volte indicato i veterani come una possibile nuova élite politica del Paese. Tra i candidati di punta di Russia Unita figura Vladislav Golovin, ferito durante la battaglia di Mariupol e candidato simbolo della crescente presenza degli ex combattenti nella politica istituzionale.
Anche l’economia pesa sulla consultazione. Gli attacchi con droni ucraini hanno colpito infrastrutture energetiche e raffinerie, contribuendo a carenze di carburante e a un aumento delle difficoltà quotidiane. L’inflazione e gli elevati tassi di interesse aggiungono pressione sulle famiglie.
Secondo alcuni esperti e analisti militari, il livello di partecipazione al voto e il consenso raccolto da Russia Unita saranno determinanti nell’influenzare le successive scelte di Putin sulla guerra in Ucraina. Finora il presidente ha mantenuto una linea prudente, anche alla luce dei segnali di crescente stanchezza nella società russa.
Un risultato elettorale percepito come un forte mandato politico potrebbe tuttavia rafforzare la sua posizione e aprire la strada a un ampliamento della mobilitazione militare, dall’attuale forma “parziale” a una “generale”. Aspetto spaventoso se ci considera che, secondo fonti vicine al Cremlino, oggi sarebbero circa 700mila i militari russi impegnati nel conflitto.
La stanchezza dei cittadini russi
I dati disponibili mostrano un quadro più complesso di quello di una società interamente mobilitata attorno al Cremlino. Il centro indipendente Levada rilevava ad agosto un 76% di approvazione per Putin, mentre il sostegno alle azioni delle forze armate russe in Ucraina si attestava al 68%.
Sono numeri ancora elevati, ma vanno letti insieme alla crescente attenzione per i costi della guerra e alle richieste di negoziato registrate da altri sondaggi. Per il Cremlino, dunque, le elezioni rappresentano anche un’occasione per misurare il grado di accettazione sociale di un conflitto entrato ormai nel quinto anno.

